Abbassare l’indice glicemico con l’alimentazione riduce il rischio diabete e ti aiuta a perdere peso

La sana alimentazione è un fattore importantissimo per controllare i livelli di zuccheri nel sangue e ridurre i rischi di diabete. Oggi si parla di diabete come di una vera e propria epidemia: secondo le stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità infatti, ne soffrono 400 milioni di persone, che diventeranno 600 milioni nel 2035. La causa? Mangiamo male, siamo circondati da cibo ipercalorico, accessibile ovunque, in ogni momento e vissuto da molti come antistress. Ad aiutarci non è neppure lo stile di vita sempre più sedentario che porta un’ampia fetta di popolazione ad avere la glicemia al limite, e dunque a essere ad altissimo rischio di sviluppare il diabete. La buona notizia è che tutto questo si può prevenire con una sana alimentazione e un po’ movimento.

 

Come abbassare l'indice glicemico

Il consumo eccessivo di zuccheri fa salire la glicemia e sollecita il pancreas a produrre grandi quantità di insulina, un ormone che stimola il glucosio ad entrare nelle cellule affinché venga bruciato per produrre energia e ad immagazzinare quello inutilizzato nel tessuto adiposo.
Una produzione prolungata di insulina porta quindi a un circolo vizioso che predispone non solo all’insorgenza del diabete mellito di tipo 2, ma anche a mettere su peso: gli zuccheri in eccesso non vengono infatti bruciati, ma immagazzinati e trasformati in grassi.
Gli alti e bassi dell’insulina fanno aumentare il senso di fame e spingono a mangiare di più. Ecco che per evitare il sovrappeso e problemi ben più gravi come il diabete, la prima cosa da fare è tenere controllata la glicemia, ovvero il livello di zuccheri nel sangue. Per farlo, a tavola, dovremmo dare precedenza ai cibi che hanno un indice glicemico (IG) basso e quindi di conseguenza non stimolano la continua secrezione di insulina.

Quali sono gli alimenti da ridurre?


Il podio spetta al pane bianco, che con il 100% di indice glicemico fa anche da “pietra di paragone” per gli altri alimenti. Nella fascia più alta (dal 70% in su) si collocano le patate, la farina, l’uva e le banane, che inducono quindi un più elevato incremento della glicemia.
Pasta (anche fresca), riso, arance e pesche sono nella fascia intermedia (69-55%), mentre legumi, cereali integrali, mele e pere si posizionano in quella più bassa (dal 55% in giù).

Inverti il menu: inizia con fibre e proteine

Per mantenere stabili i livelli di zuccheri nel sangue nelle ore successive ai pasti si dovrebbe invertire l’ordine dei piatti. Uno studio condotto dal Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Pisa ha dimostrato che mangiare prima fibre e proteine durante i pasti principali in cui siano presenti carboidrati (per esempio la pasta) è un “trucco” in grado di determinare una riduzione significativa della glicemia post-prandiale. Le fibre solubili di cui sono ricchi i vegetali assorbono molta acqua e formano una sorta di gel che rende i carboidrati meno accessibili agli enzimi digestivi, riducendone e rallentandone l’assorbimento nel tratto intestinale. Le fibre inoltre sono prebiotici, cioè favoriscono la crescita del microbiota intestinale al quale diversi studi hanno riconosciuto un ruolo centrale nella protezione dell’insulino-resistenza.
Per ridurre l’assorbimento di zuccheri è buona regola partire da una colazione equilibrata in cui per esempio ad un frutto si accompagna sempre un alimento proteico come lo yogurt. A pranzo e a cena è raccomandabile invece associare sempre delle verdure a una porzione di proteine (carne magre, pesce, uova, formaggi meno grassi, legumi, soia).

Mangiare i carboidrati al momento giusto


Al contrario di quanto molti erroneamente pensano, anche se i carboidrati sono gli alimenti che influenzano maggiormente i valori della glicemia nel sangue, non vanno assolutamente eliminati perché sono la fonte dell’energia più importante, quella destinata al cervello.
Affinché siano utili è bene introdurne una porzione in ogni pasto della giornata, quindi assumerli tre volte al giorno, con una preferenza a colazione, per poi ridurli man mano nei pasti successivi.
Sono ovviamente più consigliati i carboidrati complessi dei legumi (ceci, lenticchie, fagioli, soia, piselli) e cereali (mais, avena, orzo, riso), ancor meglio se integrali, rispetto a quelli semplici dei biscotti, dolciumi e snack, poiché richiedono più tempo per essere trasformati in glucosio, con meno rischi di picchi di glicemia.

Attenzione (non solo) allo zucchero bianco

Oltre a dosare quello utilizzato in cucina o nel caffè, è da tenere sotto controllo anche lo zucchero presente in dolci, bevande, merendine, biscotti se non altro perché viene assorbito rapidamente dall’organismo e provoca con facilità un’elevata risposta glicemica.
Lo zucchero è spesso è nascosto anche in alimenti “insospettabili” come lo yogurt, le zuppe pronte, i cereali per la prima colazione, è bene dunque controllare sempre le etichette dei prodotti che si acquistano.
Spesso negli alimenti confezionati il saccarosio è sostituito da dolcificanti come saccarina o aspartame che, pur avendo un apporto energetico quasi pari a zero, sulla secrezione dell’insulina hanno lo stesso effetto dello zucchero.
Anche la frutta è fonte di zuccheri, per questo è consigliato sceglierne le varietà meno dolci come mele, pere, ciliegie, frutti di bosco, pesche, albicocche, e mangiarla possibilmente con la buccia, così da apportare una maggiore quantità di fibre. Banane, cachi, uva, fichi, frutta esotica, anguria, melone hanno un indice glicemico più alto.
E’ consigliabile mangiare la frutta a merenda, come snack in abbinata a proteine e ai grassi buoni della frutta secca o come dessert alla fine di un pasto in cui siano presenti le verdure. Si consiglia comunque di non superare le 2 porzioni al giorno 100/150 grammi.

Il fruttosio: un altro nemico

Questo zucchero provoca gli stessi danni dell'alcol. Il peggiore è quello ricavato dal mais, una soluzione concentrata di carboidrati alimentari. Questo tipo di zucchero è largamente usato a livello industriale perché è economico e conferisce morbidezza ai prodotti, ma per la salute del fegato è un vero killer. Il consumo di sciroppo è associato negli Stati Uniti a una maggiore diffusione dell'obesità e del diabete dal momento che fa crescere il girovita, causa resistenza insulinica, aumenta la glicemia e induce squilibri metabolici e la produzione di acido urico, che causa a sua volta resistenza insulinica e innesca così un circuito vizioso pericoloso.

Dove si trova

Il fruttosio è presente in brioche e prodotti da forno di fattura industriale, ma lo si trova anche come ingrediente, nella forma dello sciroppo di glucosio-fruttosio o come sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio (indicato con la sigla HFCS), in yogurt, cereali, soft drinks e salse. Spesso anche i prodotti che riportano in etichetta “solo zuccheri della frutta” contengono fruttosio perché contengono come dolcificante il succo d'uva. Il fruttosio è presente in grande quantità nel miele, nei succhi di frutta, che essendo anche privi di fibre non ne attutiscono l'impatto.
Per quel che riguarda la frutta, mirtilli, frutti di bosco, kiwi e pompelmi hanno un contenuto di fruttosio inferiore rispetto a mele, pere, mango. Sono sconsigliati fichi secchi, datteri, uva e i frutti disidratati, come albicocche o prugne, il cui contenuto di fruttosio e zuccheri è concentrato.

L’importanza dell’attività fisica


L’esercizio fisico è uno dei rimedi più semplici ed efficaci per abbassare la glicemia.
Se a riposo il tessuto muscolare si serve dell'insulina come veicolo di trasporto per assorbire il glucosio dal sangue, durante l'attività fisica intensa lo stesso tessuto muscolare riesce a captare il glucosio ematico (cioè quello presente nel sangue) anche in assenza o carenza del suddetto ormone; ciò avviene perché l'esercizio fisico, specie quello di lunga durata, stimola lo spostamento (in gergo tecnico, si parla di traslocazione) di molecole captatrici di glucosio – i cosiddetti trasportatori del glucosio GLUT-4 stoccaggio, presenti all'interno delle cellule muscolari alla membrana plasmatica di quest'ultime. In altre parole, l'attività fisica innesca un processo per cui le cellule dei tessuti muscolari muovono un loro gruppo di molecole capaci di captare il glucosio ematico dalla sede di accumulo interno (dove non hanno contatti con il sangue e il glucosio circolante) alla membrana plasmatica (che è invece la porzione di una cellula adibita ai contatti e alla comunicazione con le altre cellule, il sangue, l'ambiente extracellulare ecc.). In questo modo, le cellule dei muscoli si “armano” esternamente di una sorta di “retino acchiappa-glucosio”, che permette loro di non doversi servire dell'insulina. Chiaramente, il glucosio che le cellule muscolari prelevano in questo modo dal sangue si accompagna a una riduzione della glicemia.

Un aiuto importante può dartelo la bioenergetica quantistica

La “Medicina energetica o bioenergetica” è uno dei sistemi più efficaci e naturali per promuovere e mantenere il benessere e la salute. Si fonda sul presupposto che accanto al nostro corpo fisico ci sia una sua controparte energetica, e che, da uno squilibrio in essa, possano avere origine malesseri emotivi e problemi fisici. Per questa ragione solo intervenendo all'origine del disturbo è possibile riportare il nostro organismo in una condizione di salute e vitalità.

Cosa può fare per te:

  • scoprire se hai intolleranze alimentari;
  • individuare gli organi in squilibrio energetico;
  • classificare le deficienze vitaminiche e di minerali;
  • individuare tossicità ambientale e/o da metalli pesanti;
  • testare i rimedi naturali più adatti a te ecc.

Check up bioenergetico quantistico con apparecchiatura SCIO

Informazioni e contatti

Per maggiori informazioni e/o per prenotare il tuo check up quantistico contattaci via email oppure ai numeri: 049.8910706 (Segreteria) • Mobile:335.6745856 (Luigina Bernardi).

Gli orari della segreteria sono: lunedì – venerdì ore 9:30 – 12:30, 14:30 – 19:00; sabato ore 9:00 – 17:00. Saremo lieti di aiutarti.

L’Operatore olistico in bioenergetica che esegue il check up è Luigina Bernardi, professionista ad indirizzo energetico iscritta Siaf n° V1785P-OP disciplinata dalla legge 4/2013.

Bibliografia e altre fonti
  1. Come salvarsi dal fegato grasso – speciale Riza N. 9 10/12/2018 ;
  2. Rimedi Naturali – James F. Balch & Marck Stengler – Ed. Armenia;
  3. Manteniamoci in forma – Prima edizione Italiana – Adelle Davis – Ed. Nuova Prhomos 
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